Valore e significato dei livelli sierici di 25(OH) vitamina D e 1,25(OH) vitamina D nei pazienti celiaci adulti: una revisione della letteratura

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Una revisione della letteratura

La vitamina D3 è un pro-ormone biologicamente inerte che viene sintetizzato a livello cutaneo e viene convertito in 25-idrossivitamina D3 [25(OH) vitamina D] nel fegato, e in 1,25-diidrossivitamina D3 [(1,25(OH) vitamina D] - anche detta calcitriolo - nel rene.

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Il calcitriolo è la forma attiva della vitamina D, ha un'emivita breve, una concentrazione variabile dipendente da vari fattori e una concentrazione plasmatica inferiore di circa mille volte rispetto a quella della 25(OH) vitamina D (che è la forma di riserva della vitamina). Il calcitriolo regola l'assorbimento e l'omeostasi del calcio, ne promuove l'assorbimento nell'intestino e contribuisce alla mineralizzazione ossea. L'ipovitaminosi D è considerata una delle cause principali della riduzione di densità minerale ossea (bone mineral density, BMD). Più del 50% dei pazienti celiaci presentano bassi livelli di BMD alla diagnosi e, conseguentemente, hanno un alto rischio di fratture. Tuttavia, non vi sono dati chiari relativi al rapporto tra i livelli di vitamina D e il rischio di frattura nei pazienti celiaci.

In totale, sono stati identificati 328 lavori candidati all'inclusione nella rassegna. Di questi, 20 prevedevano specificamente il dosaggio della vitamina D sierica nei pazienti celiaci adulti, e sono stati quindi destinati a un'analisi più dettagliata. Dalla revisione è emerso che la maggior parte degli studi evidenziava un deficit di 25(OH) vitamina D alla diagnosi, e che il livello di quest'ultima migliorava con una dieta senza glutine, indipendentemente dall'integrazione. Tuttavia, nei pochi studi che analizzavano i livelli circolanti di calcitriolo, il livello di quest'ultimo è risultato superiore nei pazienti celiaci di nuova diagnosi rispetto ai pazienti di controllo (celiaci che seguivano una dieta senza glutine e controlli sani). Dal momento che il calcitriolo è la forma attiva della vitamina D, questi risultati potrebbero avvalorare la teoria secondo cui il malassorbimento del calcio nei pazienti celiaci non sarebbe dovuto all'ipovitaminosi D, ma piuttosto a una diminuzione delle proteine leganti il calcio nella mucosa intestinale, secondaria alla perdita di enterociti. Ciò determinerebbe una compromissione della risposta al calcitriolo, intensificando ulteriormente la perdita di calcio dalle ossa, e determinando l'insorgenza di iperparatiroidismo secondario. Per questo motivo nella maggior parte dei casi una dieta senza glutine bilanciata sarebbe destinata a normalizzare l'assorbimento del calcio. Queste osservazioni sollevano dei dubbi sulla necessità di un'integrazione di vitamina D nei pazienti celiaci con problemi ossei.
 

Gli autori di questa revisione hanno rilevato che la letteratura esistente relativa ai livelli di vitamina D nei pazienti celiaci presenta numerose limitazioni. La  maggior parte degli studi, ad esempio, utilizza un numero ridotto di pazienti e metodi variabili di dosaggio dei livelli sierici di vitamina D, e raramente prende in esame i fattori di confondimento che potrebbero influire sui livelli di vitamina D. Il limite principale è dato dal fatto che pochissimi studi analizzano i livelli di calcitriolo nei pazienti celiaci. Questo è un aspetto critico, dal momento che bassi livelli di 25(OH) vitamina D non sono necessariamente associati a una carenza di calcitriolo e, di conseguenza, a uno squilibrio del calcio secondario a quest'ultima. Vi è pertanto la necessità di condurre un maggior numero di studi su più vasta scala per determinare i livelli di vitamina D circolante nei pazienti celiaci e, contemporaneamente, il significato e l'utilità dei livelli di calcitriolo nella valutazione e nella gestione dei pazienti con bassa massa ossea e rischio aumentato di frattura.

Gli autori di questa revisione concludono affermando di non aver riscontrato evidenze adeguate a supporto della supplementazione di vitamina D nei pazienti celiaci che seguono regolarmente una dieta senza glutine. Gli operatori sanitari dovrebbero pertanto raccomandare una dieta equilibrata comprendente prodotti caseari, e contemporaneamente educare i pazienti sull'importanza dei cambiamenti nello stile di vita, come praticare esercizio fisico regolare, smettere di fumare ed evitare il consumo eccessivo di alcolici.

 

Zingone F, Ciaccia C. Dig Liver Dis (2018)

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